Il SardoRaduno giorno per giorno (dei bai dei)

 

Giovedì 14:

Gavoi - Laconi - Isili - Orroli - Escalaplano - Goni - S. Andrea Frius - Cagliari (240 km).

Il punto d'incontro è previsto a Gavoi, ridente paesotto sulle rive del lago di Gusana. I primi chilometri attraverseranno le barbagie di Ollolai e di Belvì, verdi di boschi e curvose d'asfalto. Dalle alture centrali scenderemo a Laconi, per poi dirigerci verso il Sarcidano. Attraverseremo Isili ed ancora, cambiando direzione, si toccheranno Nurri, Orroli ed Escalaplano, passando così in una zona della Sardegna tra le più isolate dal punto di vista viario: perfino le carte ignorano la strada che percorreremo verso Goni. Dopo essere passati a fianco dell'allineamento di menhir di Pranu Mutteddu, attraversato il paese di Silius, si arriverà a San Nicolò Gerrei e da qui uno splendido e tortuoso percorso ci porterà a scollinare verso il Parteolla, con i suoi ulivi e le colline che aprono verso il Golfo di Cagliari, punto di arrivo della giornata.

Visiteremo:

NURAGHE ARRUBIU - ORROLI. Il nuraghe rappresenta forse l'elemento più tipico del paesaggio isolano come è stato modificato dall'uomo nei millenni: torri solitarie occultate nelle boscaglie, complessi articolati a guardia di vallate, i settemila ed oltre nuraghi conosciuti non possono sfuggire allo sguardo di chiunque attraversi la Sardegna. Queste architetture misteriose avevano, secondo le opinioni correnti, uso militare: i modellini in pietra o bronzo restituiti dagli scavi mostrano infatti profili simili ai castelli dell'Europa medioevale. All'arrivo dei Romani la civiltà nuragica aveva già esaurito già da tempo la propria spinta in quasi tutta l'isola. Lo testimoniano i ritrovamenti di epoca imperiale del Nuraghe Arrubiu che mostrano un riutilizzo del gigantesco complesso in chiave assai più pacifica degli scopi per cui i nuragici l'avevano edificato.

DI PASSAGGIO: Museo dei menhir - Laconi; villaggio nuragico di S. Vittoria - Serri; nuraghe Is Paras - Isili; pozzo sacro - Ballao; necropoli prenuragica di Pranu Mutteddu - Goni

 

Venerdì 15:

Cagliari - Campu Omu - San Priamo, Dorgali - Cala Gonone (230 km)

La parola d'ordine sarà: S.S. 125 "Orientale Sarda". La costola est del sistema stradale isolano sarà il palcoscenico dell'itinerario di questa giornata. Da Cagliari si salirà verso Campu Omu, attualmente uno dei terreni di sfogo preferiti dagli smanettoni locali. Cinquanta e passa chilometri di strada splendida e tortuosa, in cui godersi lo scenario della valle del rio Cannas e l'asfalto mai dritto per più di 300 metri. Attraversata la regione del Sarrabus (e i paesi di Muravera e Villaputzu), dopo pranzo si seguirà la strada verso nord, costeggiando cantoniere abbandonate, castelli e nuraghi in rovina. L'Ogliastra si presenterà in tutta la sua aspra bellezza dal valico di Genn'e Cresia, per distendersi ai nostri piedi man mano che la strada inizia a salire: lasceremo dietro di noi Cardedu, Barisardo e Tortolì per dirigerci verso Baunei - arroccata sul fianco della montagna. Ancora misto e ancora valichi, sempre più in alto fino ai 1017 m. di Genna Silana. Da qui una discesa di 20 chilometri belli mossi ci porterà fino a Dorgali e Cala Gonone, dove riposeremo chiappe, polsi e motori.

 

Sabato 16:

S'ena 'e Thommes - Nuoro - Orune - Nuraghe Loelle - Pattada - Foresta Burgos - Pozzomaggiore - Santu Lussurgiu - La Madonnina (250 km) 

Appuntamento alla tomba dei giganti di S'ena 'e Thommes (nei pressi di Dorgali) con i partecipanti sbarcati la mattina del sabato. Strette le mani ed infilati i caschi, dopo un breve tratto di superstrada - per evitare di attraversare Nuoro - ci si butterà in una delle più spettacolari strade dell'isola, la S.S. 389. Dopo una breve deviazione verso Orune per visitare il pozzo sacro di "Su Tempiesu", proseguiremo a nord, verso Buddusò e il nuraghe Loelle. Dopo pranzo ci dirigeremo verso ovest, passando per Bultei e Foresta Burgos, dove ci si fermerà per un caffè ed una carezza agli asinelli bianchi. Riprese le cavalcature (le moto, s'intende...), si indirizzeranno le ruote verso ovest e Bonorva. Per evitare un altro infernale attraversamento urbano ci butteremo ancora una volta sulla superstrada (per un breve tratto) fino al bivio per Santu Lussurgiu. Un altro po' di misto in salita ci porterà quindi ai boschi intorno a Cuglieri dove pernotteremo.

Visiteremo:

TOMBA DEI GIGANTI DI SENA 'E THOMMES - DORGALI. Un articolato processo di elaborazione di simboli conduce l'architettura funeraria nuragica ad esprimere il modello delle cosiddette "tombe dei giganti". Non sepolture di eroi né di esseri di statura fuori della norma, queste sepolture monumentali collettive sono il punto d'arrivo di un processo simbolico che, costruendo l'abitazione per il defunto, parte da grotticelle (naturali o scavate), elabora quindi il dolmen ed infine crea un allungamento a corridoio di questo fino a rappresentare, vista in pianta dall'alto, una testa di toro stilizzata. Nella Tomba dei giganti di S'Ena 'e Thommes questo forte richiamo alla forza della vita è ricordato dalla grande stele che distingue il monumento: la piccola apertura alla base, che poteva consentire di dialogare con i defunti attraverso la presentazione di offerte, segna l'ingresso dell'aldilà; la fascia trasversale in rilievo separa simbolicamente il mondo dei morti da quello dei vivi, rappresentato da quella parte della stele che si lancia verso il cielo al di sopra delle lastre di pietra formanti l'esedra.

TEMPIO NURAGICO DI SU TEMPIESU - ORUNE. La religiosità nuragica ha lasciato le sue raffigurazioni più consistenti nell'adorazione del meno raffigurabile degli elementi: l'acqua. Questo popolo antico non esprime alcuna rappresentazione sacra per questo elemento ma, per trovare fertilità, salute e giustizia, entra in rapporto cercando direttamente l'acqua. SU TEMPIESU (il nome in sé nulla ha di sacro, indicando invece che i proprietari del terreno avevano a che fare con il centro gallurese di Tempio Pausania), in quanto sorgente addossata al fianco di una collina, sviluppa la propria architettura verso l'alto. Gli elementi simbolici femminili, visibili chiaramente nella pianta dei templi a pozzo come quello di Santa Cristina, qui sono meno evidenti in quanto proiettati verticalmente e celati dietro il raffinato "vestito" architettonico della copertura a doppio spiovente.

NURAGHE LOELLE - BUDDUSO'. Il nuraghe Loelle è una fortezza solo apparentemente isolata. A brevissima distanza si trovano infatti una tomba dei giganti e, più antico, un dolmen.

DI PASSAGGIO: villaggio nuragico di Serra Orrios - Dorgali; complesso nuragico di Noddule - Orune; villaggio nuragico di Romanzesos - Bitti; fortezza nuragica presso Foresta Burgos; nuraghe Nuradeo - Suni

 

Domenica 17:

La Madonnina - Cuglieri - Riola Sardo - Tharros - Riola Sardo - Bonarcado - Paulilatino - S. Cristina (115 km) 

Dai boschi del Badde Urbara scenderemo tranquillamente verso il mare seguendo le pendici occidentali del M. Ferru per Cuglieri e S. Caterina di Pittinuri. Arrivati a Riola Sardo punteremo le ruote verso la penisola del Sinis e gli scavi della città punico-romana di Tharros. Da qui ci dirigeremo verso Santa Cristina, nei pressi di Paulilatino, passando per il versante orientale del M. Ferru. A S. Cristina (uno dei più importanti pozzi sacri dell'isola) consumeremo il pranzo all'aperto, prima di commuoverci tra partenze e saluti.

Visiteremo:

COMPLESSO PUNICO-ROMANO DI THARROS - ORISTANO. L'estrema propaggine della penisola del Sinis, che chiude a nord il Golfo di Oristano, è occupata dall'area archeologica di Tharros. Dominata dall'alto da una torre di avvistamento di epoca spagnola (XVII secolo), Tharros fu a lungo uno dei principali porti dell'isola, almeno fino dall'arrivo dei fenici verso l'800 a.C. Non mancano però testimonianze ancora più antiche (II millennio) degli scambi tra le popolazioni nuragiche e l'area micenea. Porto "dei due mari", come molti degli approdi dell'antichità permetteva alle navi di trovarvi rifugio in qualunque condizione di vento semplicemento doppiando il promontorio. Decaduta in periodo altomedievale, fu spogliata prima degli elementi architettonici e poi dei corredi funerari attualmente dispersi tra numerosi musei e collezioni in Italia (oltre che in Sardegna, anche a Torino e a Como) e all'estero (Londra).

VILLAGGIO NURAGICO DI S. CRISTINA - PAULILATINO. Il villaggio nuragico di S. Cristina rappresenta un significativo esempio di come i luoghi di culto possano attraversare millenni di storia senza perdere la propria sacralità. La persistenza del culto è testimoniata dal santuario campestre edificato nel tardo medio evo e ancora oggi frequentato. Il santuario si compone di una chiesa intorno alla quale fanno corte la casa del priore e le casupole dei fedeli che qui trascorrono le novene durante le feste religiose. Non troppo diversa doveva presentarsi la situazione in epoca nuragica, intorno al mille a.C. Una veduta aerea mostra chiaramente come il pozzo sacro, principale luogo di culto, sia circondato da costruzioni affini a quelle a noi contemporanee: piccole loggette destinate ai pellegrini ed ai mercanti, capanne circolari riservate alle riunioni o ai religiosi. Di grande pregio la fattura della scalinata di accesso al pozzo sotterraneo.

DI PASSAGGIO: complesso punico-romano di Cornus - S. Caterina di Pittinuri; nuraghe Lugherras - Paulilatino